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Confidi, un ponte verso le banche
20/07/2009

I Confidi assistono in questo momento circa l'1,3 per cento del credito erogato in Italia con una garanzia mediamente del 50 per cento su ciascun finanziamento. Sfruttando il loro patrimonio in modo efficiente e con contributi pubblici "in sussidiarietà" i Confidi possono aumentare questa soglia di un terzo in due/tre anni, raggiungendo il 2 per cento del totale. Con un beneficio notevole per le piccole e medie imprese, a cui finiscono i prestiti garantiti dai Confidi.
I Confidi sono dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati allo sviluppo delle attività economiche e produttive. Le banche delineano i modelli di rating delle imprese basandosi su moduli statistici e tendo conto dell'andamento economico; i Confidi forniscono un parametro qualitativo, grazie alla conoscenza dell'impresa, che consente valutazioni più efficienti sulla sostenibilità finanziaria dell'investimento. I Confidi riescono a valutare le prospettive di sviluppo territoriali e di settore e ad ottenere una serie di informazioni sull'azienda e sulla sua reputazione, in virtù del rapporto di fiducia che normalmente s'instaura tra confidi ed associato. «I Confidi dice Alessandro Carpinella, associate partner di Kpmg Advisory svolgono un'attività fondamentale: garantiscono il credito non alle imprese più o meno decotte, ma a quelle che hanno un merito creditizio più sostanziale che formale».
I Confidi nascono come espressione delle associazioni imprenditoriali di categoria nei vari comparti (industria, commercio, artigianato e agricoltura). I primi consorzi fidi, o cooperative di garanzia, vengono costituiti già nel 1956 per facilitare l'accesso al credito alle piccole imprese.
Il governo ha chiamato di recente i Confidi a svolgere un ruolo più incisivo nell'assicurare i finanziamenti alle piccole e medie imprese, necessario per fronteggiare gli effetti deleteri della recessione in atto, che colpisce con più virulenza proprio le piccole e medie imprese.
Per questo motivo è stata varata una norma che favorisce un processo di aggregazione tra le strutture. Per il sistema dei Confidi nazionale è infatti appena iniziata una nuova importante stagione di cambiamento. Per i Confidi che superano la soglia di 75 milioni di attività finanziaria (in termini di garanzie al credito) scatta infatti l'obbligo previsto dall'articolo 107 del Testo Unico Bancario di iscrizione all'albo degli intermediari finanziari.
La trasformazione dei Confidi in intermediari finanziari fa rientrare a pieno titolo la loro attività nel perimetro della vigilanza di Banca d'Italia. Questo comporta notevoli cambiamenti sotto il profilo organizzativo ed operativo. I Confidi che saranno iscritti all'albo dovranno istituire nuove funzioni (IT, Internal Audit, Vigilanza), ma soprattutto per molti di loro c'è la necessità di aggregarsi per raggiungere la soglia prevista dal TUB ai fini dell'iscrizione all'albo. Kpmg Advisory stima che delle circa 800 strutture attualmente esistenti in Italia, già per la fine di quest'anno e per l'inizio del prossimo, il 75% del mercato si consoliderà nelle mani di 35-40 operatori.
Un buon rapporto dei Confidi con le banche è essenziale per garantire alle Pmi un flusso di finanziamenti. Le due più grandi banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo, hanno fatto entrambe degli sforzi particolari per raggiungere un buon risultato. Impresa Italia, il progetto da 7 miliardi di finanziamenti a tassi agevolati lanciato da Unicredit Group a favore delle pmi italiane (di cui 3 miliardi destinati alle microimprese), è pienamente entrato nella sua fase 2: dopo l'attivazione delle convenzioni con circa 360 Confidi locali, si è registrata una partenza in forte accelerazione delle delibere di nuovi finanziamenti, che procedono per le piccole imprese al ritmo sostenuto di 45 milioni alla settimana. Nonostante la partenza record, il plafond resta comunque in grado di continuare a garantire erogazioni a condizioni agevolate almeno per 18 mesi. Nello specifico, il progetto Impresa Italia ha avuto un vero e proprio boom nella regione Emilia Romagna, seguita dalla Sicilia, dal Piemonte e dal Lazio. Accanto ai 7 miliardi destinati al progetto Impresa Italia, Unicredit ha proseguito nella sua ordinaria attività di concessione di finanziamenti alle piccole imprese. A metà giugno le tre banche retail hanno continuato il loro sostegno alle microimprese che accusano maggiormente la crisi mettendo a disposizione oltre 4,8 miliardi di finanziamenti a breve e a mediolungo termine per circa 80 mila pratiche, rispondendo positivamente alle richieste di tre piccole imprese su quattro.
Intesa Sanpaolo ha invece siglato nei giorni scori un accordo per favorire l'accesso al credito delle Pmi: nei prossimi tre anni l'istituto erogherà finanziamenti fino a 60 miliardi di euro. L'intesa prevede un plafond di 5 miliardi per l'accesso al credito delle piccole e medie imprese.
Un tema emergente è se adesso i criteri di Basilea 2 siano o no troppo stringenti e debbano essere sospesi, soprattutto per le piccole imprese, finché non sia passata la recessione. Questa, ad esempio è la posizione della Confindustria. All'Abi, però, non sono d'accordo: «Quello su cui si discute adesso è, come ha chiesto il ministro Tremonti, di allungare i piani di ammortamento dei finanziamenti alle imprese o di effettuare una moratoria di alcuni mesi».

di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 20 luglio 2009

 
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